lunedì 20 agosto 2012

Gambaru (una torinese a Tokyo)

Sto ciucciando ogni minimo goccio di sole, colore e vita nelle giornate di questa estate più calda dell'ultimo secolo (mai come quella del 2003 - continuo a dire io), avvolgente e bislacca, come direbbe qualcun altro.
L'estate che mi doveva vedere in Cina e in cui, invece, sarò in Giappone, dove volevo fuggire in montagna e mi son ritrovata a rotolarmi tra lago e colline, quella in cui mi hanno rubato una bici che non è mai stata mia, dopo aver regalato la mia (e rubata pure quella) a un nuovo proprietario.
Un' estate per cui ho contato, come credo solo in seconda liceo, i minuti che mi dividevano dallo shut down vacanziero dopo un'annata in cui mi sarei meritata  una o due sentenze in contumacia più clementi, anche se credo farò cadere in prescrizione il ricorso.
Rafforzata la certezza, sempre più matematica, che serate a bordo fiume, apparizioni, sparizioni opere e omissioni ritornino tutte con frequenza ancora ignota ma non randomica, al punto tale che credo quasi di prevedere con un margine ridotto di incertezza,  le cose che mi si presenteranno nei prossimi nuovi trentasei anni.
Confermata anche quella roba che bisogna correre dritto verso tutte le tue peggiori paure e farci un frontale modello Crash di Ballard; credimi, dopo,  l'eccitazione che provava Vaughan nel film di Cronemberg ti sembrerà in confronto quella di un furto di caramelle a un poppante.

Il tentativo di sopperire in poco tempo, dopo il repentino cambio di meta, alla mia lacuna - meglio: voragine - per quanto riguarda la cultura nipponica e le sue produzioni, mi ha fatto scoprire una parola che  ho deciso di adottare.
L'ho trovata qui  e si pronuncia "Gambaru".
Nulla di nuovo nemmeno sotto il sole d'occidente e, per quanto in media io mi consideri tutto, tranne una che persevera a babbo morto, devo dire che se mi guardo alle spalle, nel corso dei mesi appena trascorsi, sono stata più gambaru inconsapevole di quanto mi potessi immaginare, per cui ora persevero almeno consapevolmente (come il bere, del resto).

Quindi, nei prossimi giorni ci si vede tra Tokyo, Kyoto e Osaka, lo spirito è quello di vivermele  a parti invertite (e torinesi)  sullo stile di questa robina qui.
(si, certo, come no).







ps: in questi giorni, poi in giro su e giù, al suo ennesimo viaggio nipponico c'è marco. non sono nemmeno sicura ci sia modo di beccarlo quando sarò li, ma voi, se siete minimamente curiosi seguitelo, perché il suo reportage via instagram  sull'enogastronomia made in japan  è davvero piacevole (e utile, per chi, come me, ne sa pochissimo).



5 commenti:

la gonzi ha detto...

buon viaggio!! fammi un bel reportage anche te dell'enogastronomia giapu che poi ci voglio andare anche io :))
PS (ho adorato il pezzo che ha messo!)

fioly ha detto...

e noi ti seguiremo da qui. osserva, fotografa,assaggia,esplora,conosci... e poi raccontaci tutto. quest'estate viaggerò soprattutto attraverso i tuoi occhi, sappilo. Buona avventura!

Sandra ha detto...

Bellezza torinese , stendili tutti!
Buon viaggio e goditi il Giappone anche per me :)
Sayonara La Rejna San.

giardigno65 ha detto...

un bel sorriso da viaggio

La Rejna ha detto...

Grazie a tutt* :) vi ho sentito molto vicino nel corso di tutti questi giorni. Beh che dire? è un'esperienza che non posso far altro che consigliare (accessibilità, persone, bellezza dei luoghi) hanno superato le aspettative pre-partenza)