venerdì 8 giugno 2012
Come era quella cosa del pranzo di gala?
Un po' meno di un anno fa grazie a Federica entravo in contatto con "Un mondo a portata di mano": onlus torinese attiva in modo concreto (e lo dico con cognizione, visto quanto rompono con le loro iniziative, e a come li ho visti partire per l'Etiopia quest' anno , oltre all'impegno quotidiano che so che ci mettono).
Circa un anno fa, dicevo, partecipavo alla mia prima cena "al buio": organizzata totalmente da personale non vedente e finalizzata alla raccolta fondi per l'allestimento di un ambulatorio oculistico Gambo (in Etiopia, per l'appunto).
Nelle mie intenzioni, al tempo, c'era quella di raccontarvi in diretta come si svolgeva l'esperienza, ma mi è stato, nei fatti, impossibile perché le regole di partecipazione, una volta arrivati, si sono dimostrate (giustamente) rigidissime.
Una cena al buio vuol dire proprio al buio, non in penombra o romanticamente a lume di candela.
Vuol dire che tu scendi le scale e ti infili in uno scantinato dove la luce inizia gradualmente a diminuire per poi scomparire del tutto.
Vuole dire che i cellulari te li fanno spegnere e ti consigliano di metterti in fila per uno, in modo tale da non perdere almeno il contatto fisico con il partecipante che ti sta dietro e con quello che ti sta davanti mentre entri in una stanza di cui non conosci spazi, dimensioni e arredamento, mentre una tenda pesantissima si chiude alle tue spalle
E diventi cieco sul serio.
Poche balle, il primo effetto è claustrofobico, perché con gli occhi, banale a dirsi, facciamo molte più cose che vedere.
Ti senti perso ma dopo qualche secondo arrivano le mani silenziose e leggere dei ragazzi non vedenti che ti aiutano a trovare il tuo posto e la voce della guida che ti è stata assegnata ti spiega come fare per trovare dei punti di riferimento in uno spazio che ti è ignoto.
Ti siedi e a mala pena riconosci la presenza chi conosci ma, essendo in tanti, ti ritrovi chiaramente vicino anche a sconosciuti con cui cerchi immediatamente di fare amicizia per garantirti un aiuto quantomeno reciproco.
I rumori si amplificano. tutti.
Non ci puoi credere finché non lo provi: le voci arrivano alle tue orecchie fortissime, e ti metti a urlare (figuratevi con la mia, di voce) per qualsiasi cosa, perché è l'unico modo che hai per attirare l'attenzione e segnalare la tua presenza in questo mondo capovolto.
Cerchi di fare il simpatico e iniziare a bere: le battute si sprecano mentre ti insegnano come "misurare" il liquido nel bicchiere, poi, poco dopo, i ragazzi iniziano a servire e varie portate.
Ora dimenticando tutte le derive erotiche vi possono venire in mente in merito al mangiare bendati di Kim Bansingeriana memoria, ci mettete cinque secondi netti a capire che state perdendo tutta la vostra presunta dignità, ficcando le zampe nel piatto per capire cosa vi hanno portato e soprattutto per trovare la tecnica migliore per mangiarlo; i ragazzi dell'associazione si divertono un sacco a portarvi piatti elaborati e fantasiosi (ricordo addirittura degli antipasti serviti dentro delle conchiglie)
Capisci, e vi assicuro che lo capisci, che cosa voglia dire esattamente dipendere dall'aiuto di qualcun altro.
Poi via via ti rilassi, si canta, si fanno un sacco di giochi e metti alla prova i tuoi sensi con molti assaggi e test.
Magari ti sporchi ma chissenefrega.
Qualcuno, soprattutto all’inizio, si accorge che non se la sente (vi assicuro che non è banale) e con molta discrezione viene fatto uscire.
Alla fine si accendono le luci: scopri che lo spazio era l'opposto di quello che ti immaginavi, che la disposizione dei tavoli non c'entrava nulla con quella che ti eri disegnata nella tua testa e sorvoli anche un po' sullo scempio che hai combinato.
Soprattutto vedi "loro": le presenze che ti hanno guidato per due ore senza le quali saresti stato totalmente perso.
Loro, però, non vedranno te.
(ps: da oggi è finalmente online il sito dell’associazione, che trovate qui, e stasera, insieme a più di un centinaio di persone parteciperò alla cena organizzata per la raccolta fondi che si svolgerà alla Fondazione Re Rebaudengo di Torino; fate i bravi e se siete torinesi, e non solo, andate a toccare con mano quello che combinano questi fanciulli, non abbiate remore a fare domande e chiedere dei loro progetti e se proprio vi avanza qualche eurino è superfluo che vi dica cosa ne potete fare)
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3 commenti:
Urca, interessantissima questa esperienza della cena al buio. Mi piacerebbe provarla. Mi segno il sito dell'associazione ;).
Purtroppo però per stasera non riesco :(
bello, mi hai fatto venire voglia di provarlo, questo mondo capovolto. e mi hai fatto tornare in mente "cecità" di saramago, lo hai letto?
@fioly sai che no? e creo anche di avelo da qualche da parte (sto facendo a piccolissimi passi una riorganizzazione della libreria, vediamo se lo recupero)
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