Non ero mai stata sul litorale che scendendo da Roma arriva a Napoli.
In realtà non credo di aver visto altre città nel Lazio oltre alla caput mundi e, se ci penso bene, Napoli ho avuto la fortuna di visitarmela scortata da un torrese d.o.c.limitandomi a una fuga pomeridiana nella sensualissima Pompei.Non immaginavo quanto potesse essere bello il tratto di costa che unisce le due città: Sperlonga medievale, Gaeta borbonica, il Circeo con una macchia che incarna l'esatto incontro tra le ginestre del ponente ligure e la selvatichezza toscana .
Con la cura degna di un appassionato di modellismo mi sono auto-assemblata un ponte a cavallo del 2 giugno, con la volontà di mettere fine a tutta quella srotolata di “sagrin” come dicono da queste parti, che son venuti a farmi i dispetti negli ultimi mesi.
Nell'acqua fredda e pulita di un mare non ancora assaltato da bipedi ma solo da pescetti è stato molto più facile dare una strigliata a testa e pensieri e svegliarsi (per quanto alla fine abbia dormito poco pure li, ma c'era la luce del mattino che mi chiamava) di corsa per vedere il golfetto di Sperlonga nella cornice delle buganvillee.
Dicevo che -mizzica -se sono stati giorni pesanti, zavorrati da alcune cose che penzolavano ancora nell'aria e che forse erano state rimandate per troppo tempo.
Ci sono azioni che simbolicamente ti danno la percezione, reale e definitiva, di come stanno le cose e, anche se tutto si è compiuto molto prima, non termini davvero il percorso finché non accadono.
Chiudere questa cosa, andare a metterci delle firme, liberare per sempre degli spazi non è stato facile.
Poi, mentre mi asciugo al sole, mi faccio una ragione definitiva del fatto che certi altri fastidi li potrei spazzare via molto più velocemente se almeno ogni due sacrosante settimane dell'anno potessi respirare iodio come si deve.
Penso che alla fine poco ti importa di quanto il mondo sia pieno di conigli, schiumosi di livore per il loro mal du vivre, ma non così furbi (son conigli, del resto) da non sapersi trattenere nell'andare a curiosare nelle tane dei furetti (anche se tecnicamente, chiedete a un cacciatore, dovrebbe essere il contrario, ma, per l'appunto, son conigli).
Continuo a leggere Flaiano e ritenere che, sulla italica stirpe, tutto quello che c'era da dire, lo abbia detto lui, alterno con gialli francesi situazionisti e cupi e centellino Arbasino che mi porta a ripensare ai racconti della mia Lalla e, nel dormiveglia del pomeriggio, accavallo ricordi della mia e della sua gioventù.
Rimango (sempre più) interdetta di fronte alle presunte opinioni di quelli con cui teoricamente dovrei simpatizzare e vedo che per strane dinamiche intellettuali talmente avanguardiste da fare il giro,i fini pensatori arrivano alle stesse conclusioni della figlia di Red Ronnie.
Insomma, nulla di nuovo sotto il sole che però, almeno in questi quattro giorni splendeva.
Eccome.
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