venerdì 24 settembre 2010
sabato 18 settembre 2010
requiem per un doc
Continua ormai la mia solitaria rubrica di pubblico servizio di informazione sulla lenta eutanasia del panorama culturale indipendente torinese.
Hai voglia a sdegnarti urlando contro il cielo che ci ha portato via anche lui, così giovane, con una vita davanti e nel fiore dei suoi gentili anni caduto.
Dopo sette anni di un'esperienza che mi risulta abbastanza sui generis in Italia se ne va via anche Documè, un'associazione cinematografica nata con l'obiettivo di promuovere il circuito indipendente della produzione documentaristica.
Ora, questi signori, chiudono le porte della loro sede in pieno San Salvario e si dedicheranno a altro o magari riusciranno a continuare il progetto altrove.
Cosa che auguro loro fortemente, considerato che l'associazione non può sopravvivere perchè, a quanto risulta dall'intervista al portavoce, Comune di Torino e Regione Piemonte non hanno ancora pagato i 35mila eurini per i progetti realizzati nel corso dei due anni precedenti nè, tantomeno, sanno dire nulla sui finanziamenti previsti per il futuro.
Un po' difficile pianificare un'attività in questo modo, is' nt?
(e al primo che sento ripeter la solita lagna che Torino crea e poi Milano porta via, lo rimango a terra*)
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venerdì 10 settembre 2010
featuring la pupa
E allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la nostra lotta…
(il comandante diavolo)
e mai come in questi giorni le parole che mi sono diventate familiari grazie a auro (che per inciso fa gli anni e allora sottovoce i miei auguri glieli faccio qui, per tutto quello che ha rappresentato, per me, leggerla nel corso di questo tempo) mi risuonano in testa come un mantra e inizio a ripeterle sottovoce quando il respiro si accorcia e i pensieri si attorcigliano mentre inizio a girare in tondo.
sabato 4 settembre 2010
unire i puntini
per far venire fuori il disegno.
e scoprire però quelle coincidenze (anche se forse i significati glieli vuoi dare tu a tutti i costi) che ti fanno saltare tutto per aria, puntini compresi.
mercoledì 1 settembre 2010
Di mattine a Malaga, Picasso e Minotauri (senza pretesa alcuna)
Picasso è nato a Malaga ma non ci è più ritornato dopo aver compiuto il suo diciannovesimo anno d'età.
La città che è un mix ben riuscito tra Marsiglia, Nizza e Barcellona, rivendica con molto orgoglio i natali dell'artista dedicandogli un museo spettacolare per il numero di opere e di materiali raccolti.
Avevo già visto diversi e notevoli Picasso in giro peri miei pellegrinaggi in passato (uno fra tutti Guernica alla Fondacion de la Reina Sofia a Madrida) ma oggi sono uscita dal Palacio de Buenavista quasi in stato confusionale.
Non solo le opere, gli schizzi le litografie e gli acquerelli ti assorbono nelle sale fresche e silenziose del museo ma il quantitativo di scritti e interviste rese pubbliche e fruibili ti trascinano fino in fondo ai pensieri del Maestro.
Arte che non è ricerca ma rappresentazione del risultato della ricerca che l'artista deve aver svolto prima della creazione.
La rappresentazione di un soggetto che non può essere insieme delle parti ma deve diventarne esclusivamente sintesi.
Come una parola ci serve per indicare l'identità dell'oggetto così la sua rappresentazione visiva deve essere in grado di identificarne l'essenza.
Il nudo non è somma delle membra ma rappresentazione unitaria di un corpo.
Mi tocca corde sensibili, forse anche a causa del momento che sto vivendo, leggere i materiali di una piccola sezione dedicata al mito del Minotauro e agli interrogativi sul perché ha da sempre esercitato una certa fascinazione non solo in ambito mitologico.
Picasso svela la risposta, quasi scontata nella banalità che caratterizza il nostro pensiero finito.
Siamo affascinati dal Minotauro proprio PER la sua mostruosità.
E è difficile, almeno per me, negarlo.
La città che è un mix ben riuscito tra Marsiglia, Nizza e Barcellona, rivendica con molto orgoglio i natali dell'artista dedicandogli un museo spettacolare per il numero di opere e di materiali raccolti.
Avevo già visto diversi e notevoli Picasso in giro peri miei pellegrinaggi in passato (uno fra tutti Guernica alla Fondacion de la Reina Sofia a Madrida) ma oggi sono uscita dal Palacio de Buenavista quasi in stato confusionale.
Non solo le opere, gli schizzi le litografie e gli acquerelli ti assorbono nelle sale fresche e silenziose del museo ma il quantitativo di scritti e interviste rese pubbliche e fruibili ti trascinano fino in fondo ai pensieri del Maestro.
Arte che non è ricerca ma rappresentazione del risultato della ricerca che l'artista deve aver svolto prima della creazione.
La rappresentazione di un soggetto che non può essere insieme delle parti ma deve diventarne esclusivamente sintesi.
Come una parola ci serve per indicare l'identità dell'oggetto così la sua rappresentazione visiva deve essere in grado di identificarne l'essenza.
Il nudo non è somma delle membra ma rappresentazione unitaria di un corpo.
Mi tocca corde sensibili, forse anche a causa del momento che sto vivendo, leggere i materiali di una piccola sezione dedicata al mito del Minotauro e agli interrogativi sul perché ha da sempre esercitato una certa fascinazione non solo in ambito mitologico.
Picasso svela la risposta, quasi scontata nella banalità che caratterizza il nostro pensiero finito.
Siamo affascinati dal Minotauro proprio PER la sua mostruosità.
E è difficile, almeno per me, negarlo.
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