lunedì 26 aprile 2010

oggi non è mai un bel giorno

e da quello ne sono passati già diciotto.

martedì 20 aprile 2010

come si cambia?

causa del rivoluzionamento dei bioritmi degli ultimi mesi, l'orario che va dalle 6.00 (a volte anche 5.30) alle 7.30 è diventato il momento più bello e produttivo di creatività di tutta la giornata.

sabato 17 aprile 2010

sordomutismo

a volte le parole tra le persone finiscono di scorrere. se ne prenda atto.
Poi ritorneranno, molto probabilmente, ma al momento meglio il silenzio con la consapevolezza che quel bacino da cui si attingeva ora è secco.
Oltretutto ci si stanca pure di ascoltare.

domenica 11 aprile 2010

Pròxima Estaciòn









Credo che molto sia davvero identificabile con quel fantasmagorico cantiere eterno rappresentato dal Temple Expiatori de la Sagrada Família.
Mentre vedevo le guglie che si stagliavano nel tramonto, arrivando in autobus da Girona, non mi sono data pace cercando di farmi venire in mente, in quali altri paesi il monumento dell' incompiuto e della modifica in itinere perenne potesse diventare simbolo della filosofia di un paese.
Incontro, come immaginavo, molti giovani italiani a Barna che però non sono turisti ma lì ci vivono proprio e ci lavorano da tempo.
È gente che spesso ha anche già vissuto altrove, arriva da altri vagabondaggi, ma proprio a Barcellona il mix di fattori ammiccanti e positivi li ha spinti a rimanere.
A volte fin troppo entusiasmo nelle parole di chi, giunto da poco, fa addirittura finta di essersi dimenticato la propria lingua e in un catalano zoppicante cerca di convincermi che sono una pazza a restare ad oggi ancora in Italia. Ma sono tollerante e posso capire l'ebrezza di svegliarsi al mattino in un appartamento con una finestra vista mare in Barceloneta.
Credo la Catalunya viva al momento in una sorta di riserva protetta godendo ancora di tutta una serie di vantaggi, rispetto al resto della situazione spagnola, grazie, volente o nolente alla sua conclamata autarchia (ne approfitto per suggerire un rimando, non avendo avuto modo di farlo prima, ragionando per parallelismi, a una riflessione del compagno Maruti ),
Guardo il Tibidabo illuminato da una terrazza da cui si vede mezza città sentendomi accolta come a casa, mi muovo utilizzando una rete capillare di metro che mi permette in pochi minuti di raggiungere tutti i posti di mio interesse e la notte posso fermare un taxi per strada e non essere svenata anche se mi deve riaccompagnare dall'altra parte della città.
Passo un pomeriggio con Marco , conosciuto grazie alle amate alchimie del web, che è un'artista e che a Barcellona ci vive da circa sette anni. Mi racconta anche qualche rovescio della medaglia, come è normale che sia, ma nelle sue parole sento davvero poco rimpianto per l'Italia.
Giro davvero tranquillamente per Raval , dove Andrea, qualche anno fa ci ha fatto un bel lavoro per la sua tesi e i tanto fantomatici borseggiatori segnalati da tutte le guide io non li incontro (è anche vero che forse, dopo gli ultimi viaggi, ormai ho anche alzato il benchmark :P).
Nemmeno troppi dreddoni o punkabbestia con il cane, emuli di Manu Chao con berrettini con le orecchie modello peruviano, tanta gente si, ragazze spesso molto belle e altrettanto spesso molto eleganti, trasversalità nei posti e nelle frequentazioni, poche categorie, molta miscellanea.

Due giorni, al volo, organizzati in fretta e furia e frutto di una serie di casualità, ma necessari, dopo tutto quello che vedo da queste parti, per farmi pensare, che come sempre a nemmeno così tanti chilometri di distanza la relatività si può manifestare regalando risultati perlomeno piacevoli.

[Qualche immagine dei due passi che ho fatto in giro per la città li trovate qui ]

Ps: Reloj, ma tu dove sei?