venerdì 30 ottobre 2009

Vent'anni e non sentirli





In tutto questo turbillon di pre-partenza, scadenze da cardiopalma, mal di denti, varie e eventuali, rischiavo quasi di dimenticarmi che io stasera vado a portare i miei omaggi a una splendida fanciulla che compie vent'anni.
E' una fanciulla che pur stando in collina non è mai stata provinciale, ha parlato un sacco di lingue, è stata fascinosa negli autunni nebbiosi e sensuale nelle notti calde d'estate.
Noi che abitavamo nelle lande desolate, ma che avevamo il sangue caldo, andavamo a ballare da lei quando Torino era troppo lontana, mentre, nei pomeriggi, di primavera inoltrata, ci si portava i libri per studiare all'ombra del suo Ginko Biloba che si dice abbia piantato un giorno Napoleone, passando da quelle parti.

E poi ci sono stati tanti baci, i bicchieri di vino bevuti insieme, lo stagno con le ranocchie, i dj set di Geppo, le piazzate di Franchino, la scalinata e le storie epiche che passano di bocca in bocca e che sono, ormai, patrimonio comune di più generazioni di tiratardi e che di certo non sfigurerebbero in una tavola di Paz.

Lei è sempre stata una fanciulla libera: non si è fatta mai grandi problemi, nonostante di gente invidiosa ce ne sia sempre, e di fidanzati e fidanzate sembra ne abbia avuti davvero molti.
L'ultimo, Paolo, sembra però aver capito davvero come prenderla per il verso giusto: la fa sentire bella, certe sere anche un po' esclusiva, soprattutto quando le telefoni e lei te lo dice, che le spiace, ma non può proprio riceverti.

Insomma, io stasera sono a brindare ai vent'anni, che sono anche un po' miei, della Villa; la chiamiamo Osteria, per comodità, ma se siete di queste parti sapete bene che è anche tante altre cose (e se invece non siete di qui, stasera potrebbe essere una buona occasione per fare la sua conoscenza).

Nella foto (o da quel che se ne intuisce), rigorosamente scannerizzata e analogica, l'afosa notte dell'11 luglio 2003, in cui La Rejna è diventata dottoressa, durante uno dei più bei baccanali di sempre, sul prato proprio di fronte alla Villa :P

sabato 24 ottobre 2009

A piccoli scatti






Qualcuno lo sa perchè mi ha visto direttamente girare con quest'aggeggio in mano più grande me, cercando di dissimulare la mia incapacità nel saperlo tenere in mano correttamente; qualcun altro perchè gli rompo le scatole con domande e quesiti vari.
Insomma, tenendo sempre ben stretta in tasca la Lumix che mi da tanta sicurezza, sto cercando molto lentamente e grazie all'eredità inaspettata di una preistorica ma gloriosa Canon 300D di muovere i primi scatti nel magico mondo delle reflex.
Non posso non pensare a mio padre e alla sua Yashica interamente manuale che eoni fa avevo anche iniziato a maneggiare insieme ai suoi obiettivi. E non posso non pensare ai minuti lunghissimi di posa durante i quali ho maturato la mia incapacità di guardare dritto verso un obiettivo troppo vicino al mio naso.

Con la macchina "nuova" ogni occasione è buona per portasela dietro e provare a scattare, sentendomi colta da terror panico, prima, e da disgusto, dopo, vedendo i risultati (terribili pure in automatico). Grazie alle infinite vie del web si trova chi ti incoraggia evitando, dopo che hai visto obbrobri di facce gialle, contorni sfocati e flash sparati, di appendere subito il corpo macchina al chiodo.
Occorre comunque testa, concentrazione, un po' le devi studiare le arcane combinazioni di tempi e diaframma, e rifletti, almeno al momento, molto di più, prima di fare click. Infine questa cosa che ritorni a guardare dentro un obiettivo, e il risultato delle modifiche lo vedi solo alla fine, si, non ci ero davvero più abituata.

Come dicevo, ogni occasione è buona per la mia auto- didattica, meglio di tutte poi, la possibilità di vedere lavori altrui su cui poter fare le pulci.
Niente di meglio, la scorsa settimana, del Turin Photo Festival che (dal 15 ottobre fino a quasi metà novembre) cerca di portare nella mia città sensibilità, eventi, letture di portfolio e occasioni di discussione sul tema.
Abbastanza sperimentale l'approccio; toccato con mano.
Bella e davvero roots la sede principale delle esposizioni (ex Manifattura Tabacchi) alcuni punti interrogativi sulle altre, visto che domenica scorsa (giorno che si presume più papabile per queste attività) alcune erano chiuse.
Tre i filoni tematici con cui gli autori selezionati si sono confrontati: etica del Femminino (...evabbè) , estetica delle Metropoli (...evabbè 2), la Trasformazione (...evabbè 3). Diciamo che immagino si sia rimasti sul generico per permettere un' ampia partecipazione di interpretazioni diverse.
Tra i selezionati, ammetto di aver registrato, a modestissima sensibilità personale, dei lavori molto ma molto belli (per tecnica, concept e allestimento) fianco a fianco con scelte che mi sono sembrate perlomeno "datate" (ma di tanto eh).
Qualche dubbio rimane, quindi, nella mia testa e la sensazione che i margini di miglioramento siano ampissimi anche.

Ora a parte due fanciulli, Max e Francesca, che pure conosco e uno di loro è stato anche il mio padrone di casa :) che secondo me, mi spiace dirlo chè son pure amici, ma sono davvero bravi, tra chi non conoscevo e si è rivelato una piacevole epifania metto: Marco Natale con il suo lavoro su Cuba (che ben stampato e ben allestito in formato quadrato rendeva molto) e Massimedia: belli i suoi reportage e bello pensarli, non solo come supporto, ma come veri e propri strumenti di ricerca.


Nel frattempo, io cerco di imparare qualcosa. Sul mio Flickr ho creato un set (My homeworks) dove chi, o perchè deve scontare qualche peccato mortale o perchè sotto il giogo del servizio civile, può venire a vedere via via i compitini che svolgo.

In tutto questo poi ci tenevo a dire un grazie particolare a Ialla, Andrea e Lawrence, che proprio attraverso le dinamiche della rete mi sono grandi dispensatori di aiuti, suggestioni e stimoli.




venerdì 16 ottobre 2009

Una e trina

Fine settimana, come dire, denso quello che sta per incominciare.
Le mie emanazioni et moi, saremo sparpagliati tra Londra, a mettere il becco per la prima volta dentro Frieze, a Firenze per il Festival della Creatività e a Milano (dove ci sarò io, in versione "liscia, a questo giro :D) per la GGD#9.

Se si ritorna vivi, ci si rilegge da queste parti.
Altrimenti, vorrà dire che è stato bello conoscerci ;P

martedì 13 ottobre 2009

Corrispondenze

"Premetto che l'unico modo d'intendersi quando si parla di democrazia, in quanto contrapposta a tutte le forme di governo autocratico, è di considerarla caratterizzata da un insieme di regole (primarie o fondamentali) che stabiliscono chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive e con quali procedure."
(Norberto Bobbio, Il Futuro della Democrazia, 1984)

"Voi imprenditori pensate al benessere, per democrazia e liberta' ghe pensi mi".
(Silvio Berlusconi, Assemblea degli industriali di Monza e Brianza, 2009)

venerdì 9 ottobre 2009

Ecco i miei gioielli

Io purtroppo non c'ero per cause di force majeure, ma loro sono bellissimi lo stesso.
Anzi, pure di più :)

mercoledì 7 ottobre 2009

Fregole

[Come sempre quando c'è tutta questa elettricità statica nell'aria]
riprendono i fenomeni di poltergeist, cadono oggetti, spaio calzini, faccio impazzire il mac, fulmino lampadine, mi ritrovo sassi nei risvolti dei pantaloni, sogno tartarughe, l'iphone va in blackout, mi scheggio un dente.
Ho caldo quando esco e freddo quando torno.

Sento mia mamma sorridere al telefono, però.


martedì 6 ottobre 2009

il mio tempo non è tutto uguale

Il mio tempo non è tutto uguale:
un giorno va bene,
un giorno va male.
Un giorno è allegro,
un giorno è triste.
Un tempo tutto uguale non esiste. [...]

E poi continuava ancora, quella che era una filastrocca del libro di Holly Hobbie, che mi sarò fatta rileggere fino allo sfinimento, quando facevo i capricci per mangiare e che è ancora conservato a casa di mia madre.
E' il mio mantra personale in momenti come questo che, nel caso me lo volessi mai dimenticare, servono, just as reminder, a dirmi che un tempo tutto uguale per l'appunto, almeno a casa mia, non è mai esistito.
E allora si accetta il cambiamento in corsa, ci si riappallottola, giusto un po', si ringhia contro il mondo crudele che non ti merita e non ti avrà e tu eroina dallo sguardo fiero soffrirai anche questa volta ma sarai quella che trionferà nel gran finale.

Balle, sonore balle.

il mio tempo (e quello di tutti, del resto) non è tutto uguale, però magari i giorni belli sono 360 e di tristi ce ne sono solo 5. Oppure è il contrario.
Quello che è uguale per tutti è che di tempo (oddio che gran verità sta uscendo dalla mia tastiera) ce n'è proprio pochissimo e nessuno me lo riciclerà, se questo lo spreco.
Voglio dire che mi auguro sempre di "sentirlo" il dolore quando arriva, perchè se lo sento, vuol dire che io ci "sono" ancora e vuole dire anche che poi quando passa mi accorgerò pure della differenza. E tutto funziona purchè io "senta" anche quella.

Poi, per passare alle cose molto spicciole ma molto legate al "sentire", per ovviare a tutte queste cose brutte e fastidiose che si sono messe in mezzo tra me e i miei obiettivi, tra me e Stefano, tra me e la mia serenità, non necessariamente nell'ordine, ma avrei molta voglia di: passare una serata a pogare come si deve e come non faccio da un bel po', roba da anfibi e maglietta dei Dead Kennedys, per intenderci; prendermi una ciucca davvero catartica, da stare male due giorni e spegnere così il cervello per ore 48; comprarmi quel vestito della Desigual da finta brava bambina che costa un botto ma che so già come mi starebbe.



sabato 3 ottobre 2009

Pentole e coperchi

Dire che me lo sentivo?
Nah, non vale dirlo dopo, del resto.
Bene, il mio tanto atteso viaggio India, salta o perlomeno viene spostato a data da destinarsi.
Problematiche non mie ma a persone a me care mi impediscono di partire mercoledì 7 ottobre come, invece, avevo previsto.
Salto quindi il matrimonio a Delhi a cui ero stata invitata, occasione che non so quando mi ricapiterà mai di rivivere.
Potrei andare da sola. Ma il valore dei pochi legami solidi che decidiamo di creare nella nostra vita comporta scelte e, of course, sacrifici.
Quello che ti sega le gambe, invece (ma poi passa), è l'inallenamento matematico delle sfighe che, quando ci si mettono, sembrano inarrestabili e tutto l'effetto a catena che un cambio di programma di questa portata, nella tua vita spicciola comporta.
Avessi fede, forse una bella sorsata di acqua benedetta magari mi farebbe pure del bene, non avendola, mi dovrò consolare almeno con una bottiglia di Barolo del '98.

venerdì 2 ottobre 2009

Se balli

sulla tua disperazione, tutti vogliono essere invitati.