Due righe di appunti, fondamentalmente ad uso personale (sempre la solita quantità massima) su una lezione di
Giovanni Boccia Artieri tenutasi la scorsa settimana al Politecnico di Torino sull'
Analisi degli User Generated Content e pubblici connessi (e successivo focus sulle rappresentazioni e generazioni in Rete).
Essendo li presente in qualità di mera uditrice (invitata da amica che a sua volta seguiva la lezione come corso di formazione esterno a costo zero per l'ente per cui lavora ) mi ha sicuramente un po' stupito trovarmi in mezzo ai ragazzi dell'ultimo anno di I
ngegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione, che mi sono parsi piuttosto silenziosi rispetto alle domande che venivano poste dal professore al fine di generare un dibattito.
[OT: riflessione a latere di una che ha il dente avvelenato con l'università italiana (vabbè diciamo solo con certe facoltà) ma mi son solo venute in mente due o tre domandine e lascio il punto interrogativo in sospeso, ripromettendomi di informarmi anche in autonomia, su cosa venga insegnato ai futuri ingegneri della comunicazione].
Relativamente agli argomenti trattati, il seminario ( brrrrr... ma così veniva definito nella mail di presentazione inviata dal Politecnico) proponeva una veloce analisi delle
trasformazioni, generate da blog e social network -cito dall'abstract-
nelle forme di comunicazione e di messa in connessione di individui ed istituzioni e focus sui contenuti generati dagli utenti.Utilissimo per me, autodidatta in materia, avere modo di sentire una bella carrellata organica e sintetica di un po' di informazioni che per geek duri e puri sono concetti già ampiamente digeriti.
Date, quindi, per assodate le modifiche della "direzione" della comunicazione, della potenzialità autocreativa di generare contenuti, dell'identità mediale e della sovraesposizione che avrà effetti da qui in avanti, trovo interessante riportare alcuni concetti che ho trovato utili da tenere a mente quando mi "manifesto" nella sfera pubblica virtuale:
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"invisible audience" (ricordarmi sempre che sto parlando con qualcuno, sempre, anche se non palesemente manifesta)
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"collapsed contexts" (se ho capito bene: i contesti vengono meno: tutto può essere copiato, screeshottato, inoltrato in modo esponenziale e di conseguenza de-contestualizzato)
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"blurring of public and private" (i confini tra pubblico e privato si sfumano -
Sara docet- quindi, aspetti del mio profilo "personale" si aggiungo ai tasselli del mio profilo lavorativo, offrendo un'immagine di me più vicina alla tridimensionalità). Questo, io continuo a ritenere che sia un bene, se parliamo e siamo interessati a realtà lavorative che siano innovative ( ri-brrrr) da un punto di vista dei processi e delle modalità relazionali.
(molto interessanti, e a mio avviso collegate a questo discorso ma dal punto di vista "aziendale", le slide della tesi di laurea di
Red Pill. )
Ammetto, il mio pensiero è subito corso al tormentone facebookiano di "
Noi", ripensando a quanta gente me lo aveva inoltrato credendo di farmi cosa gradita ed ignorando invece quanto io odii l'amarcord (ndr: oltre che ste tammarrate ...).
I risultati della ricerca, di cui venivano segnalati ancora alcuni limiti metodologici, portano però a sottolineare alcuni aspetti importanti relativamente a come si sono modificate-cito le slide- forme di spettatorialità condivisa consapevole e partecipativa da un punto di vista individuale e generazionale.
Ne traggo la mia conclusione ( che poi è una domanda aperta): io, quasi attempata utente/fruitrice risalente agli ultimi strascichi della generazione X, riuscirò a sedermi sullo stesso tappeto di un giovane e fresco esponente della generazione Y ? Lo so, l'eventuale incomunicabilità inter-generazionale esisteva già da prima, ma ora, semplicemente vorrei avere più strumenti evitarla.