giovedì 30 ottobre 2008

Alfredo



Ci sono stata da circa due settimane ed era da un bel po' che lo aspettavo, visto che anni fa, per un soffio, non sono riuscita a conoscerlo di persona, perdendomi un'occasione per cui mi mangio, ancora oggi, le mani.

Come dice una delle sue tante bio , Alfredo Jaar è uno degli artisti più "intransigenti" ad oggi in vita. Ed è la sua coerenza che (me) lo fa apprezzare e rimanere così impressionata dalla sua opera.

Qualche giorno prima, tra l'altro, avevo partecipato ad un convegno sulle modalità di comunicazione della cooperazione
rimanendo perlomeno stupita che all'incontro non fosse stato invitato nemmeno un "Esperto di Comunicazione", che docenti in tutt'altre materie affaccendati avessero dovuto raffazzonare slide trite e stratrite su: "Emittente-Messaggio-Ricevente", che ci fosse l'onnipresente figlia di Andreotti, ormai donna per tutte le stagioni (in questa circostanza risultava "consulente Rai" per le tematiche legate alla cooperazione allo sviluppo) e che la chiosa finale degli speech suonasse a metà tra un'omelìa ed un memento mori ("...beati quelli che cooperano ...o qualcosa di simile)

Ritornando ad Alfredo, all'impatto dei suoi lavori, nitidi, definiti ed essenziali, si rimane stupiti di come siano tutti potenzialmente "pubblicitari".
Il messaggio ti arriva diretto, ti scuote e ti innesca un putiferio di domande e riflessioni ( due su tutte: " The sound of silence" e "Lament of the images" ) ma non ti risulta retorico e non ti scatena pietismi, buonismi e terzomondismi vari. Questa è LA comunicazione sociale.

Nelle istallazioni di Alfredo ci credi che possa esistere una correlazione tra Etica ed Estetica , senza scadere in velate ( o anche manifeste) forme di autocompiacimento.
L'individuo riveste il ruolo centrale sia che vesta i panni della "vittima" sia quelli del "testimone" e rimane l'unico potenziale attore/referente per l'attivazione di una potenziale Trasformazione Sociale Responsabile.

In tutto questo, poi, i milanesi si troveranno invasi da " Questions" ed io sono un po' invidiosa.

mercoledì 22 ottobre 2008

Oggi è così




You were a child
Crawling on your knees towards it
Makin' mama so proud
But your voice is too loud

We like to watch you laughing
Picking' insects off plants no time to think of consequences

Control yourself
Take only what you need from them
A family of trees wanting
To be haunted

Control yourself
Take only what you need from them
A family of trees wanting
To be haunted

The water is warm
But its sending me shivers
A baby is born
Crying out for attention
The memories fade
Like looking through a fog mirror
Decisions to decisions
Are made and not
But I thought this wouldn't hurt a lot
I guess not

Control yourself
Take only what you need from them
A family of trees wanting
To be haunted

Control yourself
Take only what you need from them
A family of trees wanting
To be haunted

domenica 19 ottobre 2008

O' miracolo


Io Spike lo adoro, e devo tra l'altro ringraziare Diego che è quello che me lo ha fatto conoscere e apprezzare anni fa.
Quindi non c'era, l'altra sera, persona più "partigiana" di me che si sarebbe sperticata per salvare a tutti i costi "Miracolo a Sant' Anna".
Escludiamo la rivisitazione storica, che ognuno, se lo dichiara prima, può cambiare i fatti come vuole.
Non teniamo da conto che uno arriva dal "ghetto" (nonostante gli ultimi film con il ghetto non c'entrassero già più nulla) sa forse poco del nostro paese e della sua storia e rischia comunque, nonostante sia bravo, di cadere in qualche clichè tra italianità e toscanità, frutto del punto di vista d'oltreoaceano.
Mettiamo poi che uno dopo anni di film "cittadini" abbia voglia di giocare un po' con i soldatini, con i carrarmati, con le bombe a mano e con il sangue che schizza.
Iniziamo a scusare un po' meno che il bimbo protagonista del film sembra il Pinocchio di Comencini e che da un certo punto i poi si inizia a temere che dietro ogni angolo possa nascondersi qualche cameo di Benigni.
Scusiamo poi, proprio poco, quelle scene barocche architettate a tavolino alla ricerca di non so quale lirismo e alcune scelte splatter un po' gratutite.
Ridiamo, su come gli attori italiani, tanto amati in patria, risultino veramente delle caricature, di fronte invece ai bravissimi quattro soldati americani (una per tutte la scena della Cervi che esce da una porta, dopo un incontro ravvicinato con uno dei soldati, con casco e fucile in mano fumando una sigaretta).
E stendiamo un velo di pietoso silenzio su una sorta di "realismo" magico che Spike vuole vedere nella realtà del tempo.

Ecco l'ho detto. Avevano ragione loro.

A parte le storie personali dei soldati dispersi e le riflessioni sulle gerarchie nell'esercito americano, il resto non lascia segno. Nemmeno un po'.

mercoledì 8 ottobre 2008

Still Life




Giorni in cui mi applico a "gestire" ciò che un domani sarà mio e mi rendo conto di quante beghe siano ben mimetizzate nel favoloso mondo dei beni immobili, ma, nonostante-nell'ordine: mal di gola, raffreddore, mal du vivre...., il tempo continua a scorrere, riempito per bene e senza tanti momenti morti.
Un orecchio è sempre sintonizzato su ciò che accade oltreoceano e sulle oscillazioni di quel che resta del mercato. La mamma, non paga, mi ha mollato in mano pure questa incombenza, e mi ritrovo la sera ad acoltare le lectio magistrali di Brunetta e a spippolare sull'Iphone l'andamento del mio portfolio. (:-))))))))
Seguo, poi, il dibattito ben riassunto qui da Kurai sulla condizione dei Knowledge workers, osservo ancora da distante, chè come sempre, mi sento figura un po' ibrida a cavallo di differenti mondi.
Continuano invece i miei sogni simbolici che, a questo giro, per decenza non racconto. Diciamo che cercando velocemente interpretazioni bislacche parrebbe che io sia in prossimità di diventare ricca come Ivana Trump, oppure che mi stia "liberando", e non solo metaforicamente, di qualcosa di molto "fastidioso".
Infine speculo sul mio lavoro da consegnare per il corso di sceneggiatura, zampetto passi di tango e, fondamentalmente, nonostante tutto sono anche un po' più serena di un tempo ( al punto che vedo certe persone e non sento più nemmeno il desiderio di tirargli una padella sul ghigno).

domenica 5 ottobre 2008




Girandoloso intreccio, ma non è la storia, ma piuttosto quei fottuttissimi dialoghi che la mente geniale dei due fratelli riesce a generare, a farmi uscire contenta dal cinema.
:-)

ps: la Cia ne esce davvero un "gran" bene.

Lodi, lodi, lodi.