...e in vece no!
ginocchio lussato scendendo come una pazza mentre sciavo a Serre Che come dicono loro, abbandonando di fretta e furia lo chalet in cui stavamo .
Il posto era bello, il comprensorio enorme, si mangiava bene.
Due giorni due da passare a gamba in su. Il Risiko sul Mac mi attende
Al meglio non c'è fine ...
Buon Anno ragazzi. Una prece. :-)
lunedì 31 dicembre 2007
mercoledì 26 dicembre 2007
Lontano lontano
oltre Milano
oltre i gasometri
oltre i manometri
oltre i chilometri
e i binari del tram
Lontano lontano
molto lontano
oltre l'acqua corrente
e l'elettricità
Là voglio arrendermi
in braccio a una musica
che chiude il discorso
delle affinità
forte petomane
scritta dal diavolo
in spregio evidente della civiltà
Forse tu non mi amerai
mi incontrerai
sorriderai
ma non mi amerai
Forse tu non mi amerai
mi ascolterai
mi seguirai
ma non mi amerai
La luna la luna
degli ululati
lascia ai poeti
della classicità
Là voglio arrendermi
in braccio a una musica
che chiude il discorso
dell'urbanità
forte petomane
scritta dal diavolo
in spregio solenne dell'umanità
Forse tu non mi amerai
mi parlerai
mi abbraccerai
ma non mi amerai
martedì 25 dicembre 2007
è finita
dai praticamente si, è andata anche per quest'anno la giornata più brutta in cui non riesco più a nascondere sotto il tappeto tutta la polvere accumulata durante l'anno.
mi nascondo dietro l'incomunicabilità e tiro dritto, forte del tempo che tanto ha da passà.
Mi consolo con tavolette di cioccolato al latte con the verde e gelsomino con cui mi aveva fornito il previdente federico.
Me lo dico da sola: BUON NATALE, GOBBO MAIALE.
:-)
mi nascondo dietro l'incomunicabilità e tiro dritto, forte del tempo che tanto ha da passà.
Mi consolo con tavolette di cioccolato al latte con the verde e gelsomino con cui mi aveva fornito il previdente federico.
Me lo dico da sola: BUON NATALE, GOBBO MAIALE.
:-)
domenica 23 dicembre 2007
martedì 18 dicembre 2007
dalla parte di spessotto
quando mi passerà la nausea per quello che vedo?
quando non riuscirò a ridere in faccia ad un presidente-amministratore delegato che piange dopo le dimissioni, ma che estorce pure il regalo ai suoi dipendenti e offre un buffet con i soldi della baracca?
quando smetterà di venirmi da vomitare quando vedo la gente scappare per non rispondere ai telefoni, che si nasconde quando deve rendere conto di qualcosa ma che è pronta a mandarti in prima fila a prenderti gli schiaffi ?
...E si che comincio pure ad avercela un'età e dovrei pure smetterla di cadere dal pero tutte le volte e fare quella faccia che me lo si legge a 20 metri di distanza, che mi si bloccano le parole e il sorriso finto mi fa fare le smorfie e poi sento come un cuscino da aria compressa sulla pancia e voglio solo uscire fuori, ma fuori è freddo e allora non so dove stare.
Da Beirut mi mandano gli auguri, mi dicono che dio mi benedica, mi dicono che mi vogliono vedere e noi gli mandiamo gente che viene pagata cifre che dovrebbero farci andare in massa far ad appiccare fuoco nelle piazze di Bruxelles sotto la sede della Commissione,e fargliele scrivere a calci in culo le linee guida della politica intermediterranea.
Tanto lo so che non non dico nulla che non si sappia, ma è arrivato il mese più brutto dell'anno e allora mi torna tutto su, oppure non riesco a digerire bene e mi accorgo che non sono nè un'anima bella, che tanto non credo più a nulla, nè una puttana che lavora per il soldo, perchè poi mi piglio male comunque ; e devo allora trovare un'etichetta da mettermi sulla fronte, con gli ingredienti e le istruzioni.
Siamo dalla parte di Spessotto, da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima, senza il riguardo delle bambine.
Dalla parte di Spessotto il tè di ieri riscaldato alle otto,
i compiti fatti in cucina nella luce bassa della sera prima.
Dalla parte di Spessotto con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta, col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.
Siamo la stirpe di Zoquastro, i perenni votati all'impiastro,
sulla stufa asciuga l'inchiostro dei fogli caduti nel fosso salmastro.
Dalla parte della colletta, dell'acqua riusata nella vascetta,
il telefono col lucchetto e per natale niente bicicletta.
Dalla parte di Spessotto e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca e se nn lo capisci allora lo spacchi.
L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.
Non per Davide e la sua scriva,
non per i primi anche alla dottrina,
con il tarlo dentro all'orecchio
laflanellusi (?) che ci mangia il letto,
con i peccati da regolare le penitenze da sistemare,
sei anni e sei già perduto
e quando t'interrogano rimani muto, muto.
Dalla parte di spessotto,
che non la dicono non chiara che non la dico non vera
che non la dico non sincera, tieniti i guai nei salvadanai,
se resti zitto mai mentirai.
Adamo nobile, Carmine equivoco,
Rocco Crocco e la banda Spessotto,
imboscati in fondo alla stiva,
negli ultimi banchi della fila,
abbagliati dalla balena, nella pancia della falena,
clandestini sopra alla schiena,
gettati al mare delle anime in pena,
evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino di soppiatto allo sguardo divino.
E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo,
ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.
L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
ha tardato qui in mezzo alla via, già mi prende e mi porta
Dalla parte di Spessotto, dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra, tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati, ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio, in che risma sono dall'inizio.
Da che giorno ho levato il mio canto
da che pietra dato fuoco al pianto
perchè cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto..
E il paradiso nostro è questo quà fino alla notte che verrà
non siamo più figli del ciel, figli del cielo non da Davide
solo da Spessotto!
quando non riuscirò a ridere in faccia ad un presidente-amministratore delegato che piange dopo le dimissioni, ma che estorce pure il regalo ai suoi dipendenti e offre un buffet con i soldi della baracca?
quando smetterà di venirmi da vomitare quando vedo la gente scappare per non rispondere ai telefoni, che si nasconde quando deve rendere conto di qualcosa ma che è pronta a mandarti in prima fila a prenderti gli schiaffi ?
...E si che comincio pure ad avercela un'età e dovrei pure smetterla di cadere dal pero tutte le volte e fare quella faccia che me lo si legge a 20 metri di distanza, che mi si bloccano le parole e il sorriso finto mi fa fare le smorfie e poi sento come un cuscino da aria compressa sulla pancia e voglio solo uscire fuori, ma fuori è freddo e allora non so dove stare.
Da Beirut mi mandano gli auguri, mi dicono che dio mi benedica, mi dicono che mi vogliono vedere e noi gli mandiamo gente che viene pagata cifre che dovrebbero farci andare in massa far ad appiccare fuoco nelle piazze di Bruxelles sotto la sede della Commissione,e fargliele scrivere a calci in culo le linee guida della politica intermediterranea.
Tanto lo so che non non dico nulla che non si sappia, ma è arrivato il mese più brutto dell'anno e allora mi torna tutto su, oppure non riesco a digerire bene e mi accorgo che non sono nè un'anima bella, che tanto non credo più a nulla, nè una puttana che lavora per il soldo, perchè poi mi piglio male comunque ; e devo allora trovare un'etichetta da mettermi sulla fronte, con gli ingredienti e le istruzioni.
Siamo dalla parte di Spessotto, da appena nati dalla parte di sotto,
senza colletto, senza la scrima, senza il riguardo delle bambine.
Dalla parte di Spessotto il tè di ieri riscaldato alle otto,
i compiti fatti in cucina nella luce bassa della sera prima.
Dalla parte di Spessotto con la palla dentro il canotto,
col doppiofondo nella giacchetta, col grembiule senza il fiocco.
Timorati del domani, timorati dello sbocco,
siamo dalla parte di Spessotto.
Siamo la stirpe di Zoquastro, i perenni votati all'impiastro,
sulla stufa asciuga l'inchiostro dei fogli caduti nel fosso salmastro.
Dalla parte della colletta, dell'acqua riusata nella vascetta,
il telefono col lucchetto e per natale niente bicicletta.
Dalla parte di Spessotto e se non funziona vuol dire che è rotto,
dalla parte del porcavacca e se nn lo capisci allora lo spacchi.
L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
attardàti qui in mezzo alla via,
non siamo per Davide, siamo per Golia.
Non per Davide e la sua scriva,
non per i primi anche alla dottrina,
con il tarlo dentro all'orecchio
laflanellusi (?) che ci mangia il letto,
con i peccati da regolare le penitenze da sistemare,
sei anni e sei già perduto
e quando t'interrogano rimani muto, muto.
Dalla parte di spessotto,
che non la dicono non chiara che non la dico non vera
che non la dico non sincera, tieniti i guai nei salvadanai,
se resti zitto mai mentirai.
Adamo nobile, Carmine equivoco,
Rocco Crocco e la banda Spessotto,
imboscati in fondo alla stiva,
negli ultimi banchi della fila,
abbagliati dalla balena, nella pancia della falena,
clandestini sopra alla schiena,
gettati al mare delle anime in pena,
evasi dal compito, evasi dall'ordine,
imbrandati sotto a un trastino,
a giocarcela a nascondino di soppiatto allo sguardo divino.
E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia, fuori dal giardino.
Va la notte che verrà non siamo più figli del ciel,
figli del ciel, figli del cielo,
ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.
L'oscurità come un gendarme già mi afferra l'anima,
ha tardato qui in mezzo alla via, già mi prende e mi porta
Dalla parte di Spessotto, dalla parte finita di sotto,
ma siamo tutti finiti per terra, tutti a reggerci le budella,
gli ubriachi, brutti dannati, ma pure i sobri, belli fortunati.
E quando verrà il giorno che avrò il giudizio,
dirò da che parte è intricato il mio vizio,
per che pena pagherò il dazio, in che risma sono dall'inizio.
Da che giorno ho levato il mio canto
da che pietra dato fuoco al pianto
perchè cielo ho sparso il mio botto
non da Davide solo da Spessotto..
E il paradiso nostro è questo quà fino alla notte che verrà
non siamo più figli del ciel, figli del cielo non da Davide
solo da Spessotto!
lunedì 17 dicembre 2007
giovedì 13 dicembre 2007
giovedì 6 dicembre 2007
Force majeure
Sono impotente di fronte a quello che mi è intorno.
Anzi sono peggio, urlo in faccia a chi non è nelle condizioni di poter sentire, ma che mi chiede un aiuto
Mi illudo che il mio comportamento sia motivato da un buon fine, così,- mi dico- loro lo capiscono che devono reagire e non devono dipendere da me
ma chi voglio prendere in giro?
ho una paura fottuta
di essere qualcosa, qualsiasi cosa, per qualcuno.
E la morale è davvero semplice: vorrei fosse sempre colpa del ponte che è crollato, come la storiellina stupida che mi hanno raccontato qualche giorno fa.
Declinare ogni responsabilità, come da contratto.
Anzi sono peggio, urlo in faccia a chi non è nelle condizioni di poter sentire, ma che mi chiede un aiuto
Mi illudo che il mio comportamento sia motivato da un buon fine, così,- mi dico- loro lo capiscono che devono reagire e non devono dipendere da me
ma chi voglio prendere in giro?
ho una paura fottuta
di essere qualcosa, qualsiasi cosa, per qualcuno.
E la morale è davvero semplice: vorrei fosse sempre colpa del ponte che è crollato, come la storiellina stupida che mi hanno raccontato qualche giorno fa.
Declinare ogni responsabilità, come da contratto.
domenica 2 dicembre 2007
strano ma vero
Mio cugino ha del dna di mummia di 5000 nel congelatore, lo deve portare in una scatola di polistirolo con i ghiacci ad un laboratorio francese.
Quando si dice la situazione della ricerca in Italia...
Quando si dice la situazione della ricerca in Italia...
sabato 1 dicembre 2007
ti sorridono i monti
Cito direttamente dal Blog di Nigrizia del 28/11/07 di cui, relativamente a questo episodio, condivido il pensiero ( e presumo lo sconcerto..)
"Cari africani, in Svizzera si sta male
Una parte del messaggio può essere condivisa: i viaggi della speranza diventano spesso tragedie, l’abbaglio di una vita migliore rispetto a quella che si lascia nel paese di origine si rivela un incubo fatto di razzismo, insicurezza, mancanza assoluta di riconoscimento di diritti. Ma lo spot anti-immigrazione clandestina mandato in onda martedì 20 novembre durante l'intervallo della partita amichevole Svizzera-Nigeria, dà una rappresentazione distorta dalla realtà. Cosa ne pensi?
Un migrante telefona al padre da una cabina telefonica, e racconta di come sia bella la nuova vita: il viaggio è andato bene, si è iscritto all’università, ha iniziato a seguire i corsi. In realtà vive sulla strada, fa l’elemosina, e cerca di non farsi prendere dalla polizia.
Un messaggio chiaro ed esplicito: qui non c’è posto per voi, state meglio a casa vostra. Singolare che proprio la Svizzera, che perfino nell’immaginario europeo è un vero e proprio paradiso, abbia avuto il coraggio di vendere questa immagine di Europa come un luogo di disagi e sofferenze. E non lo ha fatto da sola: il dipartimento dell'emigrazione elvetico, orgogliosissimo dello spot, ha ricevuto il contributo della Commissione di Bruxelles, dei fondi stanziati con il patrocinio del vicepresidente Frattini, titolare del portafoglio Immigrazione. E in preparazione ce ne sono degli altri, destinati alle televisioni africane.
Quello che appare più distaccato ancora dalla realtà, è l’ immagine di Africa presentata dallo spot: una famiglia serena, una casa accogliente, con tanto di luce elettrica e telefono in casa, dove il padre sta serenamente seduto in poltrona, vestito all’occidentale, leggendo il giornale e dove i figli vanno a scuola. Insomma, una famiglia benestante, difficilmente una di quelle da cui i giovani cercano disperatamente di scappare.
Può un giovane che pensa di imbarcarsi per un viaggio della speranza identificarsi in un’immagine simile? Un particolare che lo spot non sembra aver considerato, e si rivelano quindi i reali destinatari della pubblicità: non tanto gli africani ma gli europei stessi, che sono portati a piangersi addosso per i loro insormontabili “problemi”
"Cari africani, in Svizzera si sta male
Una parte del messaggio può essere condivisa: i viaggi della speranza diventano spesso tragedie, l’abbaglio di una vita migliore rispetto a quella che si lascia nel paese di origine si rivela un incubo fatto di razzismo, insicurezza, mancanza assoluta di riconoscimento di diritti. Ma lo spot anti-immigrazione clandestina mandato in onda martedì 20 novembre durante l'intervallo della partita amichevole Svizzera-Nigeria, dà una rappresentazione distorta dalla realtà. Cosa ne pensi?
Un migrante telefona al padre da una cabina telefonica, e racconta di come sia bella la nuova vita: il viaggio è andato bene, si è iscritto all’università, ha iniziato a seguire i corsi. In realtà vive sulla strada, fa l’elemosina, e cerca di non farsi prendere dalla polizia.
Un messaggio chiaro ed esplicito: qui non c’è posto per voi, state meglio a casa vostra. Singolare che proprio la Svizzera, che perfino nell’immaginario europeo è un vero e proprio paradiso, abbia avuto il coraggio di vendere questa immagine di Europa come un luogo di disagi e sofferenze. E non lo ha fatto da sola: il dipartimento dell'emigrazione elvetico, orgogliosissimo dello spot, ha ricevuto il contributo della Commissione di Bruxelles, dei fondi stanziati con il patrocinio del vicepresidente Frattini, titolare del portafoglio Immigrazione. E in preparazione ce ne sono degli altri, destinati alle televisioni africane.
Quello che appare più distaccato ancora dalla realtà, è l’ immagine di Africa presentata dallo spot: una famiglia serena, una casa accogliente, con tanto di luce elettrica e telefono in casa, dove il padre sta serenamente seduto in poltrona, vestito all’occidentale, leggendo il giornale e dove i figli vanno a scuola. Insomma, una famiglia benestante, difficilmente una di quelle da cui i giovani cercano disperatamente di scappare.
Può un giovane che pensa di imbarcarsi per un viaggio della speranza identificarsi in un’immagine simile? Un particolare che lo spot non sembra aver considerato, e si rivelano quindi i reali destinatari della pubblicità: non tanto gli africani ma gli europei stessi, che sono portati a piangersi addosso per i loro insormontabili “problemi”
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